Hiv: italiani ignoranti su cause e terapie, sieropositivi ancora discriminati

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Hiv: cura e cause, italiani ignoranti

Se ne parla, e anche molto, ma ancora gli italiani sanno poco dell’Hiv, non sapendo rispondere nemmeno a domande semplici del tipo “cos’è?” e “come si trasmette”. E’ proprio l’ignoranza in materia che porta gli italiani a discriminare i malati di Hiv.

Giovani temono sieropositivi

Dall’indagine condotta dalla società di ricerche demoscopiche Swg e commissionata dalla Nps Italia Onlus su 1000 persone è emerso che pochi conoscono bene l’Aids, nonostante pensino che siano ferrati sull’argomento. Insomma, gli italiani credono di sapere tutto sull’Hiv e invece sanno veramente poco. Solamente la metà degli intervistati ha saputo rispondere alla domanda “cos’è?”. I meno preparati sono i giovani nella fascia d’età 25-34 anni: ciò è preoccupante in quanto la maggior parte dei malati sono proprio soggetti che rientrano in tale categoria. I soggetti maggiormente preparati in tema di Aids sono gli over 60: gran parte di essi hanno risposto bene alle domande relative al contagio e alle cure. Ha stupito particolarmente il fatto che gli intervistati non erano al corrente del fatto che l’Hiv può essere curato.

Un dato che è emerso dal sondaggio è che molte persone ancora associano l’Hiv all’omosessualità e alla tossicodipendenza, ignorando che si tratta di una malattia che può colpire tutti. I giovani intervistati, rispetto agli anziani, si sono mostrati particolarmente paurosi rispetto ai sieropositivi; in sostanza, i ragazzi italiani, rispetto agli adulti, tendono ad emarginare che ha l’Aids. Tutto ciò non fa altro che comprovare che è stato fatto poco, negli ultimi anni, per sensibilizzare la popolazione italiana sull’Hiv. Il presidente onorario di Nps Italia Onlus, Rosaria Iardino, ha dichiarato:

“Abbiamo commissionato questa ricerca proprio perché recenti fatti di cronaca, letti sui giornali, ci hanno portato a pensare che forse il livello di conoscenza degli italiani sull’Aids non era così avanzato come ci aspettavamo. Sono passati tantissimi anni dalla scoperta della malattia ad Atlanta nel 1981 e altrettanti dall’ingresso della stessa nel nostro Paese, ma leggere di recenti sui giornali di ‘untori’ e ancora dallo stigma da riservare alle persone con Hiv è stato desolante e ci ha spinto a monitorare scientificamente i livelli di disinformazione degli italiani”.

Discriminazione induce pazienti a non svelare status sierologico

Che i malati di Aids siano ancora oggi discriminati, nonostante le numerose campagne promosse negli ultimi anni per far conoscere meglio la patologia, è cosa ben nota: lo ha sottolineato anche lo studio “QuestionAids: HIV e Stigma in Italia”, presentato l’anno scorso a Icar 2015. Nel Belpaese, il 50% dei sieropositivi ha denunciato un trattamento iniquo o differente dipendente dalla patologia. A stigmatizzare sarebbero maggiormente i partner e gli operatori sanitari. Strano ma vero. Tutto ciò è incredibile e pericoloso. La paura di essere discriminati, infatti, porta i malati a non svelare agli altri il proprio status sierologico. Gli esperti raccomandano ai sieropositivi di non temere e rivelare ai partner e in ambito lavorativo di essere malati. Esistono associazioni che aiutano i malati di Hiv ad aprirsi agli altri e, quindi, li mettono in condizione di parlare tranquillamente del proprio stato di salute ad amici, parenti e colleghi. Non bisogna stigmatizzare i malati di Aids, ricordiamocelo sempre, perché così non si fa altro che favorire la loro reticenza e vergogna.

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