Mestre, psicolabile uccide vicina di casa con motosega

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Psicolabile di Mestre mutila vicina di casa con motosega

Un folle ha trucidato una vicina di casa, che chiamava zia, con una motosega e poi è tornato a casa come non fosse accaduto nulla. E’ accaduto a Mestre la scorsa notte

 

L’omicida, il 68enne Riccardo Torta, si è consegnato alle forze dell’ordine dopo una lunga trattativa. Sì perché l’uomo, dopo aver trucidato la 78enne Francesca Vianello, si è barricato in casa.

Non si conosce il motivo per cui Torta, ieri sera, ha bussato alla porta dell’anziana e l’ha uccisa con la sua motosega. Un crimine efferato, senza dubbio. Il 68enne vive al quarto ed ultimo piano di un edificio in via Ca’ Venier; la vittima, invece, risiedeva al secondo piano del medesimo stabile.

Qualcosa deve aver fatto scattare la furia di Torta che, improvvisamente, si è recato in casa della vicina e l’ha mutilata con la motosega. I vicini del 68enne hanno raccontato che l’uomo ha problemi psichici e, spesso, ha lanciato oggetti dalla finestra della sua abitazione; qualche volta ha gettato anche urina. Il 68enne è in cura presso un centro psichiatrico di Mestre.

Ad avvertire i carabinieri, ieri sera, sono state due giovani cinesi che vivono nello stabile. Hanno visto l’uomo salire le scale frettolosamente, con in mano la motosega insanguinata. I militari sono subito arrivati in via Ca’ Venier ed hanno iniziato la lunga trattativa con Torta che, inizialmente, non voleva uscire di casa. I carabinieri, però, sono riusciti a farlo desistere. Ora il 68enne è in carcere.

Pare che Torta sia una vecchia conoscenza delle forze dell’ordine perché nel 1973 uccise un finanziere. Gli psicolabili pericolosi come il 68enne di Mestre devono essere sorvegliati perché rappresentano un grave pericolo per la comunità. A Mestre, nelle ultime ore, non si parla d’altro. Il problema è che in Italia sono stati chiusi molti centri di accoglienza dei malati psichiatrici: il Veneto ne è privo. Ricordiamo che il legislatore italiano ha disposto la chiusura dei vecchi manicomi criminali. Dove andranno a finire, dunque, quei soggetti definiti ‘indismissibili’ dagli psichiatri, ovvero quelle persone che non possono essere reinserite nella comunità civile perché socialmente pericolose?

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