Rinunciare alle cure mediche perché onerose: sanità pubblica questa sconosciuta

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Sanità pubblica in Italia è al collasso

Curarsi è un lusso in Italia. Secondo una recente indagine svolta dal Censis e da Rbm, 11 milioni di italiani sono stati costretti a rinunciare alle cure perché impossibilitati a pagare le spese. E la sanità pubblica? Beh, gli italiani sono stufi delle eterne liste di attesa.

Tempi di attesa lunghi per esami medici

Il giudizio degli italiani nei confronti del Servizio sanitario pubblico è senz’altro negativo. Chi può si affida alla sanità privata perché il pubblico sembra quasi assente: per un esame medico bisogna attendere molto tempo. E’ inammissibile tutto ciò. La situazione è intollerabile soprattutto al Sud Italia dove il 70% dei cittadini reputa scarso il servizio sanitario nella sua regione. 7 milioni di italiani si recano negli studi medici privati perché esausti delle lunghissime liste di attesa che connotano la sanità pubblica. La maggior pare degli italiani, inoltre, lamenta l’inutilità delle prescrizioni di visite e farmaci.

Giovani e anziani in ginocchio

A rinunciare a curarsi, in Italia, sono soprattutto i giovani e gli anziani, ovvero le categorie più deboli, dal punto di vista economico, della società: i primi non hanno un lavoro o sono precari; i secondi percepiscono generalmente una pensione bassa. La situazione non è migliorata rispetto agli anni scorsi, anzi è peggiorata. Da un lato ci sono le liste d’attesa interminabili, dall’altro i costi eccessivi della sanità privata: ecco perché molti italiani rinunciano a curarsi. Tutto ciò, purtroppo, favorisce anche l’emersione di prestazioni in nero, un danno sia alla sanità pubblica che privata. Pina Onotri, segretario generale Smi-sindacato dei medici italiani, aveva detto l’anno scorso:

“Questo è il risultato di anni di definanziamento del Sistema sanitario nazionale. Si assiste a uno smantellamento della Sanità pubblica. Il sistema non ha più finanziamenti pubblici, ma non è neanche capace di autofinanziarsi. Anche chi è disposto a pagare per una visita, viste le liste di attesa, alla fine si rivolge alle strutture private…”.

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