Sosia George Clooney in pubblicità: Nespresso chiede risarcimento

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Sosia George Clooney in spot caffè, Nespresso cita in giudizio azienda

Vita dura per una compagnia israeliana che produce caffè, la Israeli Espresso Club, poiché è stata citata in giudizio dalla Nespresso

 

L’azienda israeliana ha fatto infuriare Nespresso per aver mandato in onda uno spot pubblicitario che ritrae un sosia di George Clooney che beve caffè. Secondo Nespresso la Israeli Espresso Club ha solamente generato confusione, arrecando un serio danno all’azienda.

Nespresso ha portato in giudizio l’azienda israeliana perché ritiene che nessuno può sfruttare il suo volto-immagine per altri scopi. Bisogna sottolineare, però, che durante la pubblicità israeliana viene indicato che quello che compare nel breve filmato (attore con capelli brizzolati che tiene in mano un sacchetto di caffè) non è George Clooney. Riuscirà Nespresso ad ottenere il risarcimento di 50.000 dollari e l’eliminazione della pubblicità?

Ormai George Clooney è il ‘pezzo forte’ delle pubblicità Nespresso, ecco perché quest’ultima si è irritata dopo aver visto un sosia di George nella pubblicità relativa a una marca concorrente di caffè.

Clooney è uno degli attori più ricercati e ricchi di Hollywood che ha fatto incetta di Oscar e Golden Globe. Recentemente ha rimarcato, come del resto hanno fatto molti suoi celebri colleghi, il fatto che gli Oscar sono ‘troppo bianchi’, insomma sono pochi gli attori di colore che vengono premiati. Ai microfoni di Variety, George ha dichiarato:

“Dieci anni fa si faceva un lavoro migliore. Pensate solo a quanti afro-americani venivano nominati. Credo che la questione da porre adesso sia: quante possibilità esistono oggi per le minoranze di lavorare in film di qualità? Anche le donne oltre i 40 hanno grandi difficoltà ad apparire in film maggiori. Jennifer Lawrence e Patricia Arquette, l’anno scorso, hanno fatto molto rumore pronunciandosi sulla disparità di salario tra uomini e donne e credo che dobbiamo fare davvero molta attenzione a richieste come queste. Quando gli afro-americani accusano che l’industria non li rappresenti a dovere hanno ragione”.

 

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