Ciro Esposito, lapide deturpata da vandali con vernice rossa

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Ciro Esposito: lapide deturpata

Gesto vergognoso nelle ultime ore a Roma. Ignoti hanno deturpato la lapide dedicata a Ciro Esposito, tifoso del Napoli che venne ucciso davanti allo Stadio Olimpico il 3 maggio 2014, poco prima della finale di Coppa Italia Napoli-Fiorentina.

Genitori torturati psicologicamente

A sparare i colpi che causarono la morte di Ciro fu Daniele De Santis, ultrà romanista che recentemente è stato condannato. Esposito spirò dopo oltre un mese di agonia. A Tor di Quinto è stata realizzata una lapide per commemorare un giovane che ha perso la vita a causa della rabbia e della violenza che, purtroppo, connotano il calcio di oggi. Ebbene, nelle ultime ore, quella lapide è stata imbrattata da ignoti vandali che hanno cagionato un nuovo dolore ai familiari di Ciro Esposito, padre e madre in primis. L’avvocato dei genitori di Ciro, Angelo Pisani, ha affermato:

“Un gesto ignobile che accresce il dolore dei genitori, non solo privati di un figlio con un orrendo crimine ma ora anche torturati psicologicamente. La lapide è stata ricoperta di rosso, come il sangue fatto versare a Ciro dalla furia bestiale dell’assassino”.

Pisani spera che sul fatto venga fatta luce e che gli investigatori individuino al più presto i responsabile del vile gesto. Ciro spirò dopo 50 giorni di sofferenze al Policlinico “Gemelli” di Roma. I medici fecero il possibile per salvarlo ma, dopo numerosi interventi chirurgici, si ravvisò una recrudescenza delle sue condizioni di salute.

Gesto vile denunciato su Facebook da associazione Ciro Vive

Massimo Antonelli, direttore del Centro di rianimazione del “Gemelli” disse dopo la morte del tifoso del Napoli:

“Esposito è morto per insufficienza multiorganica non rispondente alle terapie mediche e di supporto alle funzioni vitali. Esprimo, a nome di tutto il reparto, profondo cordoglio e vicinanza ai genitori di Ciro in un momento di dolore per la perdita del proprio figlio”.

A denunciare su Facebook il gesto infamante commesso contro la lapide commemorativa è stata l’associazione Ciro Vive.

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